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Pattumiere nucleari e aggiornamenti del
mappamondo.
Aggiornamento 7 Luglio.
In fondo alla pagina riporto una
serie di interessanti articoli correlati
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Sulle cartine geografiche la Sardegna
non dovrebbe essere indicata come una regione della Repubblica
Italiana: dovrebbe essere segnalata con una bandiera statunitense che
ne indichi la sua vera natura: una base Nato.
La volontà di individuare in Sardegna dei siti da utilizzare
come deposito di scorie nucleari potrebbe includersi in questo
"aggiornamento del mappamondo".
Le informazioni a riguardo sono scarne, ma la strategia adottata
è chiara: ci riempiranno di scorie, non sapremo con certezza
né quando lo faranno né dove le metteranno di preciso
né, sopratutto, da dove verranno davvero.
A chi è venuta questa bella idea?
La paternità formale è del signor Carlo Jean, generale
dell'esercito italiano e presidente della Sogin S.p.a. che, qualche
tempo fa, ha ricevuto dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
l'incarico di sbarazzarsi di 55 mila metri cubi di scorie radioattive,
prodotte, così si dice, dalle centrali Italiane: tutti sappiamo
che nel 1987 l'Italia ha votato un referendum nella quale ha espresso
il suo parere negativo riguardo il nucleare...tralasciamo questo
aspetto.
Carlo Jean è stato in passato il comandante del gruppo tattico
"Susa", componente italiano della Forza Mobile Nato: qualche malizioso
potrebbe vedere un nesso tra la sua scelta attuale e il suo passato.
Soffermiamoci sui 55 mila metri cubi.
Fino a qualche tempo fa l'ammontare complessivo delle scorie
radioattive italiane era costituito da 23 mila metri cubi,
nell'ultimo mese sono diventati 55 mila.
Non si può non ipotizzare che qualcuno abbia volutamente
rettificato la cifra nella previsione dell'arrivo, o già nella
presenza, di ulteriori tonnellate di scorie.
Quale sito migliore della Sardegna per le scorie statunitensi?
Lo sbarco potrebbe essere nascosto nelle normali operazioni militari,
nessuno se ne accorgerebbe.
Qualcuno potrebbe obiettare: gli americani non hanno bisogno di fare
tutti questi giri, non si sono mai fatti scrupoli di riempire di
radiazioni il loro stesso territorio; è anche indubbio che
tendano però a concepire il mondo come una loro estensione
servile, in particolar modo quando devono arricchire chi, nei singoli
paesi, si rende loro vassallo: lo stoccaggio di quelle scorie
sarà anzitutto un affare economico inaudito.
Qualcun'altro potrebbe anche asserire che le mie sono semplici
elucubrazioni, paranoie: io sono paranoico, in particolar modo se
qualcuno ha la palese intenzione di mettermela nel cosiddetto.
Comunque stiano le cose quelle scorie non le vogliamo!
Non soltanto per l'oggettivo pericolo, ma perchè non le abbiamo
prodotte noi: io non vado in casa altrui a buttare il mio pattume,
neanche se lo chiudo in cassonetti ermetici.
Questa scelta è un affronto al popolo e alla terra Sarde
nonchè il risultato di una scelta politica scontata e
"buzzicona": poiché non possiamo sbarazzarci delle scorie le
buttiamo in Sardegna, qualche voto lo continueremo comunque a
razzolare, con la penisola però siamo apposto.
Considerando poi la prassi della politica e della burocrazia italiane
si può affermare, e questa non è un ipotesi, quanto
qualunque sia il sito che quelle scorie avranno verrà costruito
a costi decine di volte superiori alle esigenze per poi essere
lasciato, secondo la migliore tradizione italica, incustodito.
Il problema a qualcuno sembrerà irrisorio ma possiede dei
risvolti sociali non indifferenti: si parla della stabilità
sociale di una regione.
La possibilità di scadere in espressioni simili a quelle assunte
ad esempio dal popolo Basco non è davvero da escludere.
La tensione sociale in Sardegna è alta: corroborata dalla
disoccupazione, dall'inflazione (il potere d'aquisto dei nostri
già magri "budgets" si è ridimensionato del 30 percento
almeno), corroborata infine dai continui abusi nei nostri confronti:
questa delle "scorie" potrebbe essere la possibile e proverbiale
"goccia che fa traboccare il vaso".
22
Giugno 2003
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