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"Risparmiate! Risparmiate energia!
Risparmiate acqua! Risparmiate tutto!" ci sentiamo dire spessissimo
dopo i recenti blackout. Ragionevole o no? Sembra di si, ma le risposte
non possono essere semplici quando ci occupiamo di sistemi complessi.
In effetti se ci impegniamo troppo per realizzare risparmi modesti,
perdiamo di vista iniziative e risparmi ben più importanti. Un
vecchio detto inglese predica: "Bada ai penny e le sterline baderanno a
se stesse!" E' sbagliato. La massima giusta è "First things,
first!" (Le cose più importanti vanno considerate per prime).
Vediamo qualche esempio.
Un paio di anni fa Beppe Grillo, con la sua simpatica foga, fustigava chi lascia il televisore con la piccola spia rossa accesa tutta la notte. Diceva: "Con quella lucina rossa accesa, la TV consuma 3 Watt. Sembra niente, ma se lo fanno 20 milioni di utenti, la potenza assorbita è di 60 Megawatt: l'equivalente di una piccola centrale elettrica. E' un consumo che non ottiene: NIENTE! Spegnetele del tutto le vostre TV! E' uno spreco cretino." Letteralmente aveva ragione, però questo spreco non è così grosso. Corrisponde circa al 3 per mille della potenza erogata sulla rete italiana di notte. Per produrre 60 Megawatt per 10 ore occorre bruciare circa 70 tonnellate di petrolio - e Grillo diceva bene: è un peccato bruciarle per niente. Ma 60 Megawatt si possono produrre anche con poche decine di mulini a vento come quelli che i Danesi adoperano a migliaia. Dunque evitiamo di lasciare le TV in standby, ma con la stessa foga impegniamoci perchè si installino mulini a vento anche in Italia. Meglio ancora: mettiamoci in affari, costruiamo e installiamo mulini, utili per generare energia elettrica pulita. Anche risparmiare acqua è giusto e meritevole. Qualche anno fa, però, controllai le statistiche dei consumi di acqua a Roma e vidi che diminuivano da vari anni. Non erano i romani che risparmiavano, ma l'azienda distributrice che stava riparando molte condotte che perdevano. Risparmiare acqua ha poco senso, se intanto l'acquedotto è un colabrodo. La buona abitudine del risparmio era coltivata e insegnata dai nostri vecchi perchè non avevano scelta. Mettevano da parte, riducevano i consumi e non pensavano di poter fare di meglio. Tentavano raramente di influire sulla situazione generale, di proporre riforme o misure radicali capaci di migliorare la situazione per tutti e anche per loro personalmente. Erano pessimisti. Spesso avevano ben ragione di esserlo. La ragionevole tendenza a cercare soluzioni più profonde e vaste, comunque, non giustifica gli sprechi. Ma la cultura dello spreco si è diffusa ovunque. Anche questa va combattuta. In parte dipende da distrazione: sappiamo che un oggetto o una macchina si sta rovinando e non provvediamo. I difetti si aggravano. Alla fine si spacca tutto. Meglio intervenire in tempo. In inglese si dice - A stitch in time saves nine. Un punto (di rammendo) dato in tempo ne risparmia nove. Poi c'è la questione di quanto riparabili debbano essere le macchine. Parecchi decenni fa in Germania le macchine erano progettate per permetterne lo smontaggio con sostituzione delle singole componenti che si rivelassero difettose. Invece i progettisti americani prevedevano che in caso di guasto si cambiasse non un solo pezzo, ma una struttura intera. Ai tempi antichi la ventola di raffreddamento del radiatore di un'auto veniva mossa da una cinghia trapezoidale collegata direttamente al motore. Oggi la ventola è azionata da un motore elettrico comandato da circuiti elettronici. Ci sono più componenti e l'affidabilità è più scarsa. Nella mia auto sono andate in corto circuito un paio di spire dell'avvolgimento di questo motore. In conseguenza la corrente assorbita era maggiore. Così si è bruciata una resistenza nel circuito di controllo del motore. Questo non è entrato in azione e si è bruciata la testata. Infine non ho potuto sostituire il solo motore elettrico. Mi vendevano solo in blocco: motore, ventola e relativo telaio. Oltre alla suddivisione in moduli funzionali separati, si afferma sempre più anche il controllo elettronico digitale delle funzioni di ogni modulo. Quindi è possibile regolarle in modi più accurati e raffinati. Quando si verifica un guasto, la ricerca avviene mettendo in comunicazione il controllo digitale dei moduli con uno speciale computer esterno. Questo esegue la diagnosi, sperabilmente individua la causa del guasto e suggerisce di sostituire un intero modulo. Quello difettoso verrà distrutto perchè non è affatto riparabile. Fino al 1960 mi guadagnavo la vita riparando il computer del Consiglio delle Ricerche. Faceva mille operazioni al secondo e conteneva migliaia di tubi elettronici, così che si rompeva quasi ogni giorno. Ogni elemento logico era accessibile. Dovevo individuare quello guasto e sostituirlo. Il computer che uso oggi fa un miliardo di operazioni al secondo e contiene milioni di transistor inaccessibili. Non si guasta quasi mai e si ripara solo sostituendo interi moduli. L'azione di buttare via oggetti che funzionano bene ci viene imposta da chi vende oggetti nuovi o dallo Stato che finanzia la rottamazione per favorire l'industria dell'auto. Mi è successo due volte di dare indietro automobili perfettamente funzionanti (40 anni fa le avrei tenute care) a chi mi vendeva un'auto nuova e provvedeva a rottamarle. Rimetterle a posto e venderle non conveniva: la domanda è scarsa, il prezzo basso. La posta non vale la candela. Questa, però, è una distruzione di ricchezza anche più scandalosa dei 3 Watt consumati di notte dalle TV. Spesso non ripariamo gli oggetti e le macchine che usiamo perchè non siamo abbastanza competenti. Anche se non sono cose troppo complicate, ci vuole una certa abilità tecnica per usare attrezzi e per trattare nei modi giusti il legno, i metalli, la muratura. Io ho lavorato in officina e so usare discretamente lima, trapano, pialla, sega circolare. Ho anche discrete nozioni tecniche. Cerco di riparare tutto quel che posso. Non si risparmiano solo soldi: le terapie occupazionali fanno bene anche alla mente. Certo le cose che non valgono niente vanno buttate. Ma è curioso tutto il nostro sistema di attribuire valore e tenere i conti. Se migliaia di auto sono ferme in un ingorgo coi motori accesi, consumano benzina senza utilità per alcuno. Quindi i petrolieri fatturano di più e la contabilità nazionale registra un aumento del PIL (Prodotto Nazionale Lordo), come se quello spreco di benzina ci facesse diventare più ricchi. Se un uomo vive solo e ha una collaboratrice familiare che paga regolarmente, il salario di lei contribuisce al PIL. Se la sposa e smette di pagarla, il PIL diminuisce e risultiamo tutti più poveri. Sono assurdità e non hanno grossi effetti. Ricordiamo, però, che il valore non si esprime solo in euro. Un oggetto che funziona ha un valore d'uso. Rispettiamolo. La pubblicazione di questo articolo su AttiVistA è gentilmente concessa dal suo autore. |