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Un
messaggio importante: per riuscire basta provarci.
di Roberto Vacca - Il Messaggero -
22/9/2003
Dipende da noi (come Paese e come
persone singole) se avremo successo nella nuova economia fatta di alta
tecnologia, informazione e comunicazione. Su queste pagine ho elencato
a varie riprese le cose da fare:
· conoscere il mondo (e ci vogliono più di 2 culture) · saper sfruttare i dati conservati - da noi o da altri · investire in conoscenza (cioè studiare e innovare) senza perdere tempo a fare calcoli finanziari per misurare quanto siamo bravi · imparare a comunicare (a voce, con gli scritti, con immagini, con numeri) e non adagiarsi a usare PC superveloci per fare le stesse cose che facciamo da sempre · imparare a usare strumenti informatici (sono necessari, almeno a chi svolge compiti complicati e innovativi -- ma non sono sufficienti! Non diventi di colpo intelligente e colto se usi un computer o navighi su Internet. Hai bisogno di tempo e di impegno) · imparare l'informatica avanzata (e non limitarsi a cliccare su qualche icona) · accettare le invenzioni nuove, ma non credere a chi profetizza progressi mirabolanti, e inutili. Purtroppo in quasi tutte queste direzioni, noi italiani abbiamo progredito poco. Sorge spontanea l'idea di indagare sulle cause di questi insuccessi. Non dipende da mancanza di soldi. Infatti il nostro reddito annuo pro capite non è tanto più basso di quello di Paesi che sono più avanti di noi nell'alta tecnologia e nell'innovazione. Anzi è un po' più basso proprio perchè portiamo troppo ritardo nelle tecnologie avanzate innovative. Che scuse abbiamo, allora? La mia tesi è che non ci sono scuse. C'è solo mancanza di iniziative e programmi oltre a una sfiducia generalizzata nella possibilità di migliorare le nostre abilità. Quelli che prendono le decisioni (governanti, deputati, insegnanti, pedagogisti, capi di aziende) non hanno capito che le attività difficili sono più remunerative. Non hanno studiato abbastanza. Pensano che basti usare gli strumenti che conoscono: leggi, regolamenti, programmi altisonanti e privi di contenuto. Taluno sostiene che gli italiani (troppo improvvisatori e artisti) non sono portati per la tecnologia avanzata.. Altri sostengono che dipende dal nostro DNA. Alcuni di noi non sarebbero "portati" per matematica, fisica, lingue straniere, informatica o studi superiori. Che il nostro patrimonio genetico determini quasi del tutto le nostre doti intellettuali e la capacità di imparare - è falso. E recenti sviluppi della scienza permettono di dimostrarlo. I nostri figli possono eccellere in qualunque campo intellettuale, anche se noi non siamo tanto brillanti e non siamo riusciti a studiare. L'intelligenza non è ereditaria, ma tratta dall'ambiente e dall'esperienza. Ecco la dimostrazione. La tabella seguente mostra per varie specie animali la complessità del genoma (del DNA) raffrontata alla complessità del cervello - o del sistema nervoso per le specie più semplici come gli insetti. Specie Genoma (miliardi di coppie di basi) Numero neuroni nel cervello Peso del cervello (grammi) Uomo 3,5 1000 miliardi 1500 Cavallo 3,2 30 miliardi 500 Cane 3 10 miliardi 70 Gatto 3 1 miliardo 30 Cavia 4 300 milioni 4 Topo 3 100 milioni 1 Insetti 1 100.000 - NOTA - Il numero dei neuroni nel cervello (o sistema nervoso nel caso degli insetti) è difficile da determinare. Le cifre della terza colonna sono piuttosto incerte - però non c'è di meglio, per ora. Comunque ritengo che dimostrino quanto asserisco. Per l'uomo si cita di solito il valore di 100 miliardi. La fonte è: R.W. Williams e K. Herrup, Control of Neuron Number, Annual Review of Neuroscience, No.11, 1988, che spiega il problema e cita 1000 miliardi come stima credibile. Qui dobbiamo ricordare che i meccanismi di funzionamento del nostro cervello costituiscono ancora un mistero. I processi sono così complicati che le nostre spiegazioni e descrizioni sono molto rozze. Si vede, però, dalla tabella che il genoma degli insetti è più complesso del loro sistema nervoso e decide esattamente che tipo di cablatura hanno i loro nervi. Gli insetti non inventano gran che. I topi e specialmente i ratti con cento milioni di neuroni sono a livello superiore: sempre sempliciotti, anche se capaci di strategie aggressive e reazioni molto elaborate e furbe. A livello ancora più alto cavalli, cani e gatti che talora sono addestrati a compiti anche difficili e che possiedono anche una vita affettiva. L'homo sapiens ha una costituzione di tutt'altro tipo. Anche nella nostra materia grigia segnali e informazioni viaggiano sulle sinapsi - le connessioni fra neuroni. Ma non solo abbiamo decine di volte più neuroni dei quadrupedi: è il modo in cui sono connessi che rappresenta un salto di qualità. Ogni neurone, in media, è collegato con qualche migliaio di sinapsi. Il cervello umano, dunque, dispone di milioni di miliardi di elementi (oltre ad altre cellule di cui sarebbe troppo complesso parlare). Al confronto il nostro patrimonio genetico (il genoma) è un milione di volte più semplice: non può specificare il progetto del cervello. In misura enorme noi stessi costruiamo le diramazioni e la struttura del nostro cervello. Infatti produce più sinapsi il cervello di chi ha più esperienze, vive in ambienti più stimolanti, fa più cose. Dunque sono acquisite e non innate le nostre inclinazioni, i nostri bernoccoli, le cose per cui siamo "portati". Conclusione: siamo perfettamente equipaggiati per fare tutte le cose che elencavo all'inizio. Dicevo che il successo dipende anche da noi come persone singole. Dobbiamo imparare a fare lavori più difficili e dobbiamo capire abbastanza i problemi economici, tecnici e anche scientifici del Paese per evitare di dare deleghe in bianco a decisori che si rivelano spesso incompetenti. Disclaimer: La pubblicazione del presente articolo su AttiVistA è autorizzata dal signor Vacca. Per la riproduzione ulteriore è necessaria l'autorizzazione dell'autore (che, con tutta probabilità, vi verrà accordata) Per contattare l'autore www.printandread.com |