Copyzero: il
Copyleft fa sul serio.
Archiviare le opere in formato digitale al fine di
tutelarne la paternità: il tutto a costo zero.
di Danilo
Moi
8 Aprile 2004
Le
Creative
Commons costituiscono senza dubbio una delle intuizioni più
notevoli concernenti il
Copyleft.
Le licenze Creative Commons si pronunciano sulle modalità di
diffusione delle "opere dell'ingegno", si pronunciano anche sulla
attribuzione della paternità dell'opera: in quanto licenze di
distribuzione non contemplano o prescrivono però nessuna
modalità utile al fine di dimostrare la paternità
dell'opera in ogni caso in cui il problema si ponga.
Il progetto
Copyzero
propone, a questo problema fondamentale, una soluzione tanto
semplice quanto efficace.
Archiviare le opere, apporre ad esse una firma digitale e attribuire
loro una licenza: la data di archiviazione diviene la prova certa ed
inequivocabile della paternità stessa.
Il tutto a costo praticamente nullo: da qui il nome Copyzero.
La validità dell'idea e la sua auspicabilità sono
autoevidenti, si può inoltre sostenere senza esitazioni che
Copyzero possa costituire un valido ausilio alle Creative Commons stesse.
Risolto il problema della diffusione (creative commons), risolto il
problema dell'attribuzione e della dimostrazione della paternità
delle opere (copyzero) non resterebbe che sviluppare sistemi di
pagamento capaci di consentire ad autori e fruitori transazioni
immediate e dirette, svincolando la produzione delle "opere
dell'ingegno" dal ricatto perenne e soffocante delle case produttrici. ("
Microtransazioni
biiettive e net-economy")
La soluzione di questi tre aspetti è tutta racchiusa nell'ambito
del diritto: sviluppare sistemi legislativi che consentano e tutelino
tali forme.
In quanto problemi concernenti il diritto appaiono immediatamente per
quello che sono: problemi politici...seri problemi politici.