*
IT, offresi quale
lavoro?
[...] Il mercato del lavoro nell'informatica spesso non premia le
capacità ed anzi si devono nascondere certe competenze pur di
trovare un posto.[...]
Sempre su punto informatico qualche tempo fa un lettore
auspicava la tutela
legale della professione dell'informatico.
Stabilire cosa sia o cosa non sia la "professione dell'informatico"
è ben arduo; determinare poi "ordini professionali" nell'ambito
significherebbe nient'altro che ricreare la situazione che si è
creata, ad esempio, nell'ordine dei giornalisti: la cialtroneria
raccomandata avrebbe la meglio sulla competenza.
Si creerebbe quindi un'altra istituzione, un altra "casta blindata", un
ulteriore e dannoso centro di potere i cui paradigmi ci sono già
disastrosamente noti.
Non solo: le aziende, proprio in virtù di questo,
"bypasserebbero" tranquillamente l'ordine stesso proprio come le
testate giornalistiche "bypassano" o quasi l'ordine dei giornalisti, e
l'ordine suddetto servirebbe solo e soltanto a qualche dirigente e ai
policanti che lo strumentalizzerebbero.
Resta però il dato di fatto inquietante; la giungla attuale
favorisce l'abuso delle aziende nei confronti dei freelance proprio
secondo lo schema descritto su PI: il freelance viene sottopagato
dall'azienda, il prodotto viene invece venduto dalla stessa rettificato
in maniera spropositata nel prezzo.
Quotidianamente vengono poi reclutati eserciti di programmatori
improvvisati che non solo inficiano i prezzi delle prestazioni che un
professionista potrebbe offrire ma innescano un meccanismo tanto banale
quanto deleterio: le aziende piccole e medie tendono a "pescare" a
vanvera la manodopera piuttosto che selezionare e investire sulla
preparazione dei propri dipendenti.
La formazione però costa: un corso semestrale presso la
Sun Microsystems, ad esempio, può
costare anche
ventimila euro.
Quante aziende possono permettersi investimenti simili?
E il software libero?
Escludendo ovviamente le università quali aziende prevedono
corsi di specializzazione su piattaforme e software liberi?
Si deve per forza essere degli ingegneri o studenti di ingegneria
elettronica per seguire un corso sui sistemi Unix?
Oppure si può fare affidamento solo sulle assiociazioni e sul
volontariato che ruota intorno al software libero?
Se è così: perchè
non pensare al valorizzare l'attuale volontariato e renderlo qualcosa
di più evoluto?
Che dire inoltre delle tristemente nota "patente europea"?
Qualcuno è riuscito a "farsi patentare" senza dover dimostrare
di saper aprire il microsoft word o cliccare sull'iconcina "pannello di
controllo" di microsoft windows?
Concludendo:
auspicare la creazione
di un inutile ordine professionale è decisamente eccessivo,
auspicare invece una seria normativa per l' IT non lo è di certo.
Quali dovrebbero essere i capisaldi di questa normativa?
Ad esempio: in che maniera dovrebbero essere regolamentate le
"prestazioni occasionali" che un programmatore potrebbe offrire ad una
determinata azienda?
In che maniera una prestazione, un periodo lavorativo, un'esperienza
verrebbe introdotta nel curriculum vitae secondo dei parametri
verificabili che attestino in maniera sufficientemente obiettiva le
competenze del programmatore? (limitando il fenomeno attuale: curricula
zeppi di competenze fittizie, migliaia di "maghi del software" e di
"professionisti"...incapaci però di distinguere tra un
banalissimo
script
vulnerabile da uno script più sicuro)
Si possono stabilire dei parametri minimi per la retribuzione delle
diverse prestazioni?
In che maniera queste prestazioni occasionali dovrebbero essere
valutate ai fini fiscali?
Varrebbe forse la barbara trovata della "riforma Biagi"? (Prestazione
occasionale = posto di lavoro, milioni di prestazioni occasionali =
milioni di posti di lavoro...per la gioia dei sondaggi, delle
statistiche e delle menzogne che quotidianamente dobbiamo udire)
Queste ed altre domande, è ben noto, attendono e attenderanno
ancora per tanto tempo una risposta.