Information Technology: l'incompetenza tira a campare .
Auspicare la creazione di un inutile "ordine dei professionisti informatici" è eccessivo. Non lo è auspicare una seria normativa, tutelando anzitutto il lavoro freelance.
di Danilo Moi
30 Dicembre 2004

* IT, offresi quale lavoro?
[...] Il mercato del lavoro nell'informatica spesso non premia le capacità ed anzi si devono nascondere certe competenze pur di trovare un posto.[...]
Sempre su punto informatico qualche tempo fa un lettore auspicava la tutela legale della professione dell'informatico.

Stabilire cosa sia o cosa non sia la "professione dell'informatico" è ben arduo; determinare poi "ordini professionali" nell'ambito significherebbe nient'altro che ricreare la situazione che si è creata, ad esempio, nell'ordine dei giornalisti: la cialtroneria raccomandata avrebbe la meglio sulla competenza.
Si creerebbe quindi un'altra istituzione, un altra "casta blindata", un ulteriore e dannoso centro di potere i cui paradigmi ci sono già disastrosamente noti.
Non solo: le aziende, proprio in virtù di questo, "bypasserebbero" tranquillamente l'ordine stesso proprio come le testate giornalistiche "bypassano" o quasi l'ordine dei giornalisti, e l'ordine suddetto servirebbe solo e soltanto a qualche dirigente e ai policanti che lo strumentalizzerebbero.

Resta però il dato di fatto inquietante; la giungla attuale favorisce l'abuso delle aziende nei confronti dei freelance proprio secondo lo schema descritto su PI: il freelance viene sottopagato dall'azienda, il prodotto viene invece venduto dalla stessa rettificato in maniera spropositata nel prezzo.

Quotidianamente vengono poi reclutati eserciti di programmatori improvvisati che non solo inficiano i prezzi delle prestazioni che un professionista potrebbe offrire ma innescano un meccanismo tanto banale quanto deleterio: le aziende piccole e medie tendono a "pescare" a vanvera la manodopera piuttosto che selezionare e investire sulla preparazione dei propri dipendenti.
La formazione però costa: un corso semestrale presso la Sun Microsystems, ad esempio, può costare anche ventimila euro.
Quante aziende possono permettersi investimenti simili?

E il software libero?
Escludendo ovviamente le università quali aziende prevedono corsi di specializzazione su piattaforme e software liberi?
Si deve per forza essere degli ingegneri o studenti di ingegneria elettronica per seguire un corso sui sistemi Unix?
Oppure si può fare affidamento solo sulle assiociazioni e sul volontariato che ruota intorno al software libero?
Se è così: perchè non pensare al valorizzare l'attuale volontariato e renderlo qualcosa di più evoluto?

Che dire inoltre delle tristemente nota "patente europea"?
Qualcuno è riuscito a "farsi patentare" senza dover dimostrare di saper aprire il microsoft word o cliccare sull'iconcina "pannello di controllo" di microsoft windows?

Concludendo: auspicare la creazione di un inutile ordine professionale è decisamente eccessivo, auspicare invece una seria normativa per l' IT non lo è di certo.
Quali dovrebbero essere i capisaldi di questa normativa?
Ad esempio: in che maniera dovrebbero essere regolamentate le "prestazioni occasionali" che un programmatore potrebbe offrire ad una determinata azienda?
In che maniera una prestazione, un periodo lavorativo, un'esperienza verrebbe introdotta nel curriculum vitae secondo dei parametri verificabili che attestino in maniera sufficientemente obiettiva le competenze del programmatore? (limitando il fenomeno attuale: curricula zeppi di competenze fittizie, migliaia di "maghi del software" e di "professionisti"...incapaci però di distinguere tra un banalissimo script vulnerabile da uno script più sicuro)
Si possono stabilire dei parametri minimi per la retribuzione delle diverse prestazioni?
In che maniera queste prestazioni occasionali dovrebbero essere valutate ai fini fiscali?
Varrebbe forse la barbara trovata della "riforma Biagi"? (Prestazione occasionale = posto di lavoro, milioni di prestazioni occasionali = milioni di posti di lavoro...per la gioia dei sondaggi, delle statistiche e delle menzogne che quotidianamente dobbiamo udire)

Queste ed altre domande, è ben noto, attendono e attenderanno ancora per tanto tempo una risposta.