Economia Politica e senso civico
E' possibile svincolare i sistemi economici dai sistemi politici?
Un sistema politico auspicabile nasce attraverso il nostro "senso civico".

di Danilo Moi
4 Giugno 2004

Segnalo un interessante intervento di Francesco Mollo su quintostato.it
Il voto dei mercati
[...]In India Sonia Gandhi ha vinto le elezioni politiche. Ma nei giorni successivi la borsa è crollata e le autorità competenti hanno dovuto chiuderla per eccesso di ribasso. Le cose sono migliorate solo quando la Gandhi ha rinunziato al mandato ed è stato designato come capo del governo Manmohan Singh, l'esponente più liberista del partito del Congresso: a decidere chi governerà l'India non sono stati dunque gli elettori bensì il mercato.[...]

* Come svincolare quindi i sistemi economici da quelli politici?
Il problema è di tutto rispetto.
Io ho tentato una "risposta", se così si può definire, nel mio saggio "Equalism: dissertazione su una nuova etica".
In particolare nel capitolo sull'economia.
Dall'economia "omogenea" all'economia "eterogenea".
Dall'economia "omogenea" all'economia "eterogenea"
Microsistemi economico-politici modulari.
In ultima istanza tutto è subordinato al superamento della democrazia rappresentativa attraverso il passaggio alla democrazia assembleare, (segnalo a riguardo un mio intervento su quintostato.it)
La democrazia assemblerare è il "controllo" perenne dei processi legislativi da parte dei singoli cittadini. (Nella prima parte del saggio mi occupo della natura di questi sistemi giuridici)

* Il senso civico scongiura la "mala politica"
Francesco Mollo conclude il suo pezzo auspicando quasi una sorta di "ricatto" da parte dei cittadini nei confronti dei governi.
Scrive infatti: [...] solo azioni collettive e con impatto economico possono fare la differenza nella relazione cittadini-governo [...]
Io non penso questo sia possibile o è possibile soltanto in una nazione con profondissimo senso civico...ma una nazione del genere avrebbe un governo degno di essa e il problema non si porrebbe.
Mollo adduce l'esempio concreto del decreto Urbani e fa un ipotesi.
Se gli utenti disidicessero in massa gli abbonamenti adsl, "ricattando economicamente" il legislatore, quest'ultimo si trovrebbe costretto a legiferare in un determinato modo, poichè appunto i governi sembrano capire soltanto, come scrive, "l'idioma dell'economia".
L'idea è certamente interessante, ma, e questa è la mia opinione, il problema è a monte.
E' il nostro senso civico che dobbiamo sviluppare, proprio al fine di scongiurare che legislatori e governanti indegni ricoprano cariche pubbliche.

Forse i netstrikes, le raccolte firme, le petizioni, o (nel mondo reale) le manifestazioni di piazza e le proteste, sebbene nell'immediato non producano risultati concreti, possono costituire, in virtù della loro indubbia efficacia "comunicativa" ottimi strumenti per focalizzare e attrarre l'attenzione dei cittadini su problematiche che disastrosamente sono a loro sconosciute.
Sono quindi strumenti ulteriori allo sviluppo del nostro "senso civico".