Sul sito della Siae sono presenti
alcune notizie sulle Creative Commons.
Una di esse riporta un'imprecisione notevole e viene
pubblicata il 6 Ottobre di quest'anno.
[...] Uno dei problemi è rappresentato dal fatto che la legge
sul copyright prevede che ogni diritto sull'opera spetta all'autore
della stessa; per questo motivo chiunque voglia utilizzarla per creare
un’opera nuova deve prima passare attraverso una serie di cavilli
burocratici con avvocati e permessi vari.[...]
Questa affermazione è falsa.
E' vera se e solo se l'opera in questione non è tutelata da
nessuna licenza (
quindi
"di default", è tutelata dal diritto d'autore attuale)
Se l'opera è tutelata da una licenza nella quale si dichiarano
esplicitamente determinate modalità di diffusione, copia e
modifica (e queste modalità sono sottoscritte e dichiarate
dall'autore) l'affermazione stessa non ha più fondamento.
Non lo ha a maggior ragione se questa licenza è stata
dettagliatamente studiata per essere compatibile con il diritto d'autore
in vigore, come sta accadendo per le Creative Commons Italiane. (nota:
la presentazione delle licenze italiane avrà luogo a
Torino
il 16 Dicembre)
Inoltre (e cambiando ambito): se le cose stessero come afferma la SIAE
ogni licenza per il software che preveda la modifica da parte di
terzi del codice sorgente che tutela non avrebbe nessuna valenza
legale; ogni sviluppatore dovrebbe infatti accordarsi di volta in
volta con gli sviluppatori precendenti.(Tirando appunto in gioco
avvocati e cavilli)
Ciò significherebbe più o meno che la GPL (General Public
License) o anche le meno note
Apache License o
la
MPL
(Mozilla Public License) siano niente più che carta straccia.
E' questo che si pensa alla SIAE?
Forse
si.
Qui si ripropone infatti il celeberrimo "problema del bollino".
Se uno sviluppatore può far a meno di contrassegnare con tale
"bollino" solo opere che non hanno fini commerciali le licenze come la
GPL "saltano" immediatamente e non risultano completamente applicabili.
(dato che, come si sa, la GPL prescrive l'utilizzo libero del software
che tutela tanto per fini commericiali quanto per fini non commerciali.)
Per stare dentro questo "schema" si dovrebbe sviluppare una "GPL-Non
commercial"...ma serebbe appunto, almeno in Italia, la fine della GPL
stessa. (o il suo "non inizio")
Per conludere:
Sembra quasi che alla SIAE si pensi di continuare all'infinito il
monopolio su "opere commerciali" (di qualunque natura esse siano) per
lasciare l'ambito "non commerciale" ai giochetti del "software
libero" e dell' "open content".
In tale eventualità: non si sottovalutano troppo i suddetti
"giochetti"?