Il capovolgimento della fonte del diritto nonché la
necessità di un cambiamento delle strutture istituzionali
attraverso le quali il diritto prende forma costituiscono le due
concettualizzazioni principali che ho tentato di sviluppare e
argomentare.
Tali concettualizzazioni sono sottese da un paradigma fondamentale: la
valorizzazione del soggetto, l'autodeterminazione dello stesso non solo
delle sue scelte private ma anche delle relazioni con altri soggetti
(comunità), quindi il passaggio dalla "generalità" alla
"particolarità", il passaggio dalla democrazia rappresentativa
alla democrazia assembleare: il già citato "processo deduttivo".
Tale processo si ripresenta necessariamente necessariamente
nell'economia.
Per alcuni aspetti l'ambito economico è proprio l'ambito nel
quale questo "processo deduttivo" è stato intuito e auspicato:
il movimento antimperialista, ciò che trivialmente è
detto no-global, auspica in ultima istanza proprio questa
"capillarizzazione".
Non è causale quanto tale movimento sia identificato anzitutto
come "critico" e "oppositore" del sistema economico costituito, solo
secondariamente e di riflesso del sistema politico.
Nel discorso che sto tentando di portare avanti l'ambito economico
è invece subordinato a quello giuridico e politico, a loro volta
subordinati a un più generale "problema etico".
Poichè l' economia è scambio, e in quanto tale è
relazione, dovrebbe apparire immediatamente quanto l'economia sia un
"problema etico" (ergo giuridico)
Poichè è "un problema etico", se il ragionamento su
offerto ha una qualche consistenza, deriva che anche in questo ambito
è la comunità ( e in ultima istanza il soggetto) ad
autodeterminare le modalità dei propri scambi economici, ed
è sempre la comunità l'artefice della "canonizzazione" di
tale modalità. (stesura di un sistema giuridico)
Le cose, si va sul banale, non stanno così.
Se la politica, la stesura delle leggi e l'economia sono in mano a
pochi l'esito scontato è la nascita di "macrosistemi".
E' altrettanto chiaro che essendo in mano a pochi questi sistemi non
possono essere "etici", non possono esserlo quand'anche "volessero",
non possono esserlo per definizione; saranno controllati in maniera
arbitraria, soggettiva, "morale".
Un macrosistema tende sempre all' "ingiustizia", quand'anche chi lo
controlla abbia sublimi e purissime intenzioni filantropiche,
quand'anche ci fosse Gesù Cristo in persona a gestirlo da solo.
Per dirla scherzosamente: dieci diavoli governano meglio di un solo
angelo.
1) Dall' "economia omogenea" all' "economia eterogenea"
Nel suo "Il medioevo prossimo venturo" Roberto Vacca evidenzia
quanto un sistema, sia esso tecnologico, associativo, organizzativo
tenda a diventare instabile con il suo crescere.
Più i sistemi sono grandi e complessi maggiore sarà la
difficoltà nel prevederne il comportamento, più i sistemi
sono complessi maggiore è la probabilità che essi
determinino errori; più i sistemi sono vasti maggiore è
la loro correlazione con altri sistemi.
Il "malfunzionamento" di uno di essi può determinare reazioni a
catena dagli effetti imprevedibili e talora catastrofici.
Il ragionamento di Roberto Vacca è ovviamente applicabile anche
all'economia, non soltanto in virtù di una semplice analogia
(esistono infatti sistemi economici) ma anche dalla constatazione che
l'economia può essere vista, in senso generale, proprio
come l'unicum che sottende le relazioni tra tutti questi sistemi.
Essa è il macrosistema per eccellenza.(E' forse in virtù
di questo fatto che il movimento antimperialista nasce come critica al
sistema economico)
L'economia attuale è così "relazione omogenea" tra
sistemi eterogenei, ovvero l'economia è un sistema omogeneo
costituito da fasi eterogenee.
Questa situazione è chiaramente assurda: un sistema omogeneo non
può essere costituito da fasi eterogenee.
Questa "omogeneità" è costruita in maniera arbitraria
attraverso transazioni fittizie, si costruisce così un
equilibrio tanto fasullo quanto labile e devastante.
Le borse mondiali sono caos senza senso proprio in virtù di
questo, è anche indubitabile che l'oscillazione dei loro indici
(ovvero la misurazione di queste transazioni fittizie) abbia poi
ripercussioni sulla vita dei popoli tutt'altro che fittizie e
immaginarie.
I continui tracolli finanziari sono dovuti tutti, banalmente, a
quest'aspetto: non c'è tracollo finanziario che non sia
caratterizzato da un "collasso" dovuto al caos generato dalle continue,
progressive e incontrollabili speculazioni; speculazioni, in quanto
tali transazioni "fittizie".
L'economia dovrà quindi diventare "eterogenea", ovvero: si
dovrà scovare il modo per renderla progressivamente autonoma
dagli altri sistemi.
L'economia dovrà essere economia: semplice produzione e
distribuzioni di beni, produzione e distribuzione REALE:
Non è ad esempio concepibile che il tracollo di un sistema
politico determini un conseguente tracollo dell'economia di un paese
(casomai sbilanciando l'economia di altre zone in maniera direttamente
proporzionale alla sua influenza)
Non è giustificabile che il malgoverno di una nazione o la
corruzione della sua "classe dirigente" determini un crescente e
diffuso peggioramento delle sue condizioni economiche: la vita
economica delle nazioni non può essere perennemente esposta al
ricatto della corruzione e delle speculazioni, come non può
essere perennemente immersa in una inutile e inconcepibile condizione
di precarietà e incertezza.
Non è a maggior ragione concepibile che la potenza militare di
una singola nazione influenzi e decida le sorti dell'economia mondiale;
non è neanche giustificabile il fatto che tale economia fondi se
stessa sul sistema militare, bellico e sulla sua industria.
L'economia non dovrà essere quindi un unicum generale
arbitrario, essa dovrà essere "modulare" e ogni modulo
dovrà costituire un microsistema economico.
2) Dal macro-sistema al micro-sistema, dalle macro-transazioni fittizie
alle micro-transazioni reali.
Microsistemi economico-politici modulari.
Un sistema è modulare se è costituito da parti isomorfe
tra loro "sostituibili".
In un sistema modulare l'eventuale malfunzionamento di un modulo non
inficia il funzionamento generale dello stesso: il modulo "difettoso"
viene sostituito e rimpiazzato; e il sistema non collassa.
In un sistema non modulare, come appunto è il sistema economico
mondiale attuale, il malfunzionamento di una parte si ripercuote
istantaneamente sul tutto.
Un sistema economico modulare dovrà essere costituito quindi da
moduli autosufficienti.
Una idea diffusa, e pericolosa, è il pensare che la condizione
economica auspicabile sia il creare produzioni intensive e
specializzate di un determinato bene in una determinata zona
geografica, più o meno vasta.
In questa visione ogni zona si specializza nella produzione di un
numero limitato di beni producendone una grossa quantità che poi
esporta importando gli altri beni necessari al fabbisogno della
popolazione residente da altre zone, specializzate in altri ambiti.
Questa impostazione è globalmente diffusa ed è il motivo
"teorico" principale del disastro economico in atto.
Le implicazioni e gli esiti di questa impostazione, estensione del
concetto di "catena di montaggio", sono svariati e appaiono in maniera
immediata, sono così banali e autoevidenti che non nego un certo
imbarazzo nell' elencarli:
1) Se la zona nella quale un determinato bene è prodotto entra
in crisi il bene stesso non è più disponibile o è
disponibile in maniera minore: il suo costo aumenta e con il suo
aumentare, in maniera direttamente proporzionale al reddito delle fasce
di popolazione, tutti gli individui che prima ne fruivano vengono
impossibilitati progressivamente al fruirne ulteriormente.
Non appena ciò accade, in maniera direttamente proporzionale
all'importanza del bene stesso, anche le zone che ne fruivano entrano
in crisi.
Nei casi estremi è la guerra, nei casi meno estremi e più
comuni è il disagio sociale.
Una zona può entrare in crisi se il suo sistema politico
entra in crisi, o se essa viene colpita da una catastrofe naturale, o
se, non certo ultimo motivo, una nazione esterna la attacca per
impadronirsi della produzione e del commercio del bene stesso.
Questo meccanismo è lampante nella produzione e nella
distribuzione del bene "petrolio", ma lo stesso meccanismo si
ripresenta, certamente in maniera meno evidente, nella produzione e
nella distribuzione di qualsiasi bene.
2) La produzione e il commercio del bene in questione tendono ad essere
monopolizzati.
3) Il monopolio conquistato viene tenuto (o anche ottenuto) con la
forza, la guerra nei casi estremi, nei casi meno estremi la corruzione
della classe politica e la correlata stesura e applicazione di sistemi
legislativi arbitrari, o (e non è detto che queste
modalità si escludano a vicenda) l'arbitrio di tipo mafioso:
intimidazione o violenza nei confronti del singolo individuo.
Non esiste quindi nessuna differenza tecnica tra questo tipo di
produzione e distribuzione dei beni e quello posto in atto ad esempio
nella ex unione sovietica.
La prima differenza è costituita dalla portata, il primo
ha portata mondiale, il secondo aveva una portata ristretta a una
nazione.
La seconda, non certo sostanziale, è costituita dal fatto che
nell'ex unione sovietica la divisione del lavoro e della produzione era
pianificata e imposta dallo stato, mentre ora, appunto a livello
planetario, la divisione del lavoro e della produzione è imposta
dal sistema bancario, dal meccanismo del credito e dall'investimento
mirato e massivo di capitali.
Entrambe le metodologie sono quindi caratterizzate dall'idea di
"divisione del lavoro e della produzione", entrambe non tengono in
considerazione il pericolo fondamentale: se una parte "determina
errori", se una fase del sistema produttivo "va in panne" tutte le
altre fasi accusano il colpo e l'economia tracolla.
La condizione auspicabile è costituita quindi dal determinare
una situazione nella quale la produzione di un determinato bene sia
dislocata in diverse aree geografiche e sia prodotta da diverse
realtà non connesse tra loro politicamente, amministrativamente
e finanziaramente: appunto la creazione di "moduli" economico-politici
autonomi.
In tali moduli il controllo da parte delle comunità, e in ultima
istanza degli individui, sui processi di produzione e scambio sarebbe
l'esito naturale del controllo diretto da parte della comunità
stessa della sua vita politica e giuridica.
La canonizzazione legislativa delle relazioni, comprese appunto quelle
economiche, sarebbe maggiormente controllabile dalle comunità e
dagli individui proprio perché tali moduli, in quanto
microsistemi, non trascenderebbero la capacità d'azione e di
controllo delle comunità e degli individui stessi.
Questo tipo di pratica è posta in atto oggi dalle
comunità di programmatori e costituisce un aspetto fondamentale
dell'etica del lavoro hacker. (vedi Equalism ed etica hacker: il
sistema produttivo modulare)
Come si vedrà tale etica del lavoro è la "trasposizione"
delle modalità di relazione dirette e immediate che Internet
consente, in quanto tali queste modalità sono affini alle
modalità di relazione che si instaurano in piccole
comunità (il villaggio, la tribù) e, chiaramente,
costituiscono le modalità di relazione e di scambio che
l'umanità ha sempre posto in atto e che da sempre si sono
rivelate come vincenti.
Attivista.com dorme

Equalism: aspetti economici generali
Il cambiamento delle relazioni economiche come esito e risultato del
cambiamento della concezione delle relazioni tra gli individui (etica).
Il passaggio dall' "economia omogenea" all' "economia eterogenea",
determinarsi di microsistemi economico-politici "modulari".