Dalla democrazia rappresentativa alla democrazia assembleare.
Se l'espressione della volontà collettiva è l'assicurarsi
da parte degli individui che le le loro modalità di relazione
vengano contemplate e tutelate dai sistemi giuridici è
necessario che le strutture deputate a determinarli si modellino
secondo schemi adatti e opportuni ad esprimere tale volontà in
maniera diretta e immediata.
La democrazia parlamentare e rappresentativa non è adeguata a
questo fine.
Essa dovrà quindi trasformarsi, capillarizzarsi, ramificarsi in
un'altra e storicamente nota forma: la democrazia assembleare.
Questo passaggio non necessita di nessuna rivoluzione violenta o
sanguinaria e può avvenire attraverso la democrazia parlamentare
attuale.
La democrazia assembleare non è il semplice superamento della
democrazia rappresentativa: è il suo fine e il suo compimento.
La democrazia assembleare è il giungere della politica
all'individuo, è l'introduzione dell'individuo nella gestione
diretta della res pubblica.
Tale gestione diretta equivale alla partecipazione dell'individuo nel
processo legiferativo, questo processo legiferativo, come si è
detto, concerne tutti gli ambiti e i modi nel quale il soggetto si
relaziona con altri soggetti: appunto la res pubblica.
Modellare le strutture atte a promulgare le leggi significa cambiare la
struttura logica e fisica tramite la quale oggi la stesura delle leggi
ha luogo.
Significa cambiare quindi le strutture istituzionali esistenti,
significa fare in modo che tali strutture istituzionali si evolvano
diventando strumenti a questo nuovo fine.
Ogni singolo cittadino che vorrà interessarsi delle sorti della
Res Pubblica dovrà poterlo fare in maniera immediata, ogni
singolo cittadino che avrà "coscienza e intenzione" dovrà
poter partecipare ai lavori della Repubblica.
Per farlo il Comune di ogni città dovrà diventare il
luogo dove chiunque intenda esprimere il suo voto sulle diverse e
particolari vicende della politica possa farlo in maniera immediata, il
luogo dove chiunque intenda proporre alla comunità soluzioni,
idee, proposte possa farlo senza impedimenti.
Ogni singola idea, soluzione, proposta seguirebbe un processo di
approvazione "induttivo" e dalla più piccola comunità,
secondo la sua fortuna, dovrà poter "scalare" le strutture
istituzionali stesse giungendo, progressivamente, all'attenzione di
tutte le fasce di popolazione da essa implicate.
La differenza sostanziale tra la democrazia rappresentativa e quella
assembleare non è costituita semplicemente dal numero maggiore
di cittadini implicati nel processo decisionale: è costituita
dall'incremento delle possibilità che le istanze dei singoli
cittadini possano essere vagliate dalle strutture istituzionali in
maniera più efficiente, diretta, "veloce" nonché dal
controllo delle strutture stesse da parte dei cittadini medesimi.
La democrazia assembleare è il controllo perenne da parte del
cittadino dei processi dello stato.
L’Illusione della net-democracy
Questa "utopia" implica senza dubbio una forte presenza della
tecnologia: questo tipo di processo non potrebbe essere sostenuto e
attuato se non attraverso sistemi computerizzati.
Non si parla della democrazia assembleare di Atene, qualche migliaio di
persone, si parla di milioni e milioni di cittadini.
Internet sembrerebbe la soluzione.
Pretendere però che la democrazia assembleare passi da
Internet sarebbe riproporre l'illusione della net-economy
nell'ambito politico.
Internet è uno strumento, un media, il fine di questo strumento
è la comunicazione, la caratteristica peculiare del media
internet è l'introduzione diretta del soggetto nel processo
comunicativo, essa è perciò metafora della democrazia
assembleare; possiamo comunicare in Internet le nostre idee, possiamo
studiare la maniera tramite la quale queste idee si sviluppano,
possiamo accordare a tali metodologie una valenza positiva e tentare di
estenderle ad altri ambiti ma non possiamo pretendere il processo
inverso: portare altri ambiti in Internet.
Se la Tv è il media per eccellenza della democrazia
rappresentativa, e ne costituisce una vera e propria metafora: la Tv
concede a una parte della società di comunicar a tutta la
società, Internet (almeno teoricamente) concede ad ogni singolo
individuo di comunicare a tutta la società, ovvero concede a
tutta la società di comunicare con se stessa: ecco perché
il media internet è "metafora" della democrazia assembleare.
Metafora, comunicazione, media: internet è questo.
Si parte quindi da internet ma non ci si ferma ad internet: il
passaggio a nuove forme di gestione della Res pubblica (che poi
nuovissime non sono: la già citata Atene di Pericle) avviene nel
mondo reale.
Tale passaggio avviene tramite il confronto e la lotta politica e, come
si è detto, può e deve avvenire entro gli schemi della
democrazia rappresentativa medesima.
La democrazia rappresentativa cede il passo, si sviluppa, cresce nella
democrazia assembleare.
Si compie e si evolve il "processo deduttivo" che dallo stato
assolutistico, il governo di uno, giunge, passando attraverso le fasi
del governo di pochi prima, del governo di tanti poi al governo di
tutti infine.
Questo passaggio è possibile soltanto cambiando la struttura
logica e fisica delle istituzioni, ovvero cambiando la loro struttura
materiale. (vedi Equalism: aspetti sociologici generali)
Attivista.com dorme
Da iskida.com
Google: l' "onnipatente". (English version)
Go language, il linguaggio di scripting di Google (English version)
Da equalism.org
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Equalism: aspetti politici generali.
Il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia
assembleare come compimento di un secolare processo storico corroborato
dall'introduzione di Internet. Chiarificazione dell'illusione e
dell'impossibilità costituita dalla net-democracy